Versi di Antonio Gazzoletti

Tra monte e mar, di fine erbe e di radi
Cespuglietti coperta; appié dal colle
Pochi rozzi abituri, e galleggianti
Pescherecce barchette alla bonaccia.
Povera ignota sponda, or vi torreggia
Città fiorente, a cui fan selva intorno
Dogni ciel, dogni mar, vele e bandiere.
Cresci, Trieste; a più remoti lidi
Stendi operosa le tue mille braccia,
E il volo ardito della tua parola:
Cresci; favore e giovenil fortuna
Spirano amici alle tue feconde imprese;
Tempo verrà, chaltra ricchezza e santa
Di sé tinvogli, e a più mature sorti
In viril dignità tinnalzerai.
Or qui de genî [i] ladunanza appella
Il desir dellOndina [ii] ; e già la notte
Tacita, chiara a mezzo il corso è giunta.

Veduta di Trieste
Primi i Silfi [iii] a venir, su lievi aurette
Poggian con ale di farfalla. Spirti
Lucidi, prediletti, il mobil regno
Tengon dellaria più vicini allalte
Intelligenze. Erran liberamente
Pei campi liberissimi del cielo,
Dove penna non batte, occhio non vede;
Ritemperare e rinnovar leterna
Giovinezza ne limpidi sereni
Del vergin sole, e dei beati olezzi,
Chesalano dai fiori e dalle umane
Virtù, compor glincensi, onde la terra
Riconoscente il creator tributa,
Tal de Silfi è il destino. Appresso a loro
Ecco apparir le Salamandre [iv] , i genî
Del foco, tratte ne raggianti cocchi
Da fatue vampe e da cadenti stelle.
Quanto al di fuor della terrena crosta
Splende e fiammeggia, o dentro arde e ribolle,
Del calore i torrenti e della luce,
La Salamandra in suo più vasto impero
Tutto corregge, dal balen che solca
Lampio orizzonte al luccicar minuto
Dinsetto estivo, dallacceso immenso
Cratére, ovella in mezzo al fumo e a globi
Delle fiamme sboccanti e delle lave
In sua tremenda maestà saggira
Sulle spalle agitando il fulvo crine,
Allumil focherello, ove talvolta
Gode occultarsi, e con tepide dita
Consolatrice de vegliati amanti,
Fermar le ciglia della rigidava.
Seguon, spirti men puri, i multiformi
Genî del suol. Dati in custodia a Gnomi
Furo i tesori della terra, pietre,
Metalli e piante, e derbe e di metalli
E di pietre virtù: quanto mai duomo
Allettò lavarizia o fia che alletti.
E felice il tapin cui di sudato
Giorno al cader, tra le macerie e i vepri [v] ,
Sorridente e accennante il Gnomo appare!
Felicissimo il saggio a cui scongiuro
Di magicarte assoggettò le forze
Desti pusilli [vi] onnipotenti! Stanno
Per opra lor gli egizi monumenti,
Corona gigantesca del deserto:
Per opra lor dallo squarciato grembo
Delle montagne si spiccaro i massi,
Onde il tempio sorgea di Salomone [vii] .
Appresentarsi or qui li scorgi in vari
E risibili aspetti, cavalcando
Notturne strigi [viii] e pipistrelli immani:
Ma le Gnomici belle [ix] di colombe
Candide copie han giunto allaureo carro.
Questi versi, che fanno parte del poemetto di gusto gotico LOndina dAdelberga, furono riproposti dallIllustrazione Popolare, volume XV, n. 42 (18 agosto 1878), p. 666. Lincisione della veduta di Trieste fu pubblicata a p. 645.
31 dicembre 2003
Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua online. www.repubblicaletteraria.it
Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004
Messo in rete il 17 ottobre 2015
Si prega di non copiare testo e immagini
Nota 17 ott. 2015
Antonio Gazzoletti, patriota, giurista, poeta, protagonista della rivoluzione del 1848, a Trieste. Uno dei redattori della rivista triestina «La Favilla», diretta da Francesco Dall’Ongaro, su cui scrisse anche Caterina Percoto. Gazzoletti è autore della tragedia cristiana Paolo (1847). Nella sua opera in versi LOndina dAdelberga (1853) canta di una Ondina, nata dalle acque di Trieste, che si innamora di un mortale da cui viene abbandonata. Si nasconde allora negli anfratti di una grotta dove, con le lacrime, genera stlattiti e stalagmiti. La grotta di Adelsberg è più nota col nome di Postumia.
[i] Secondo la tradizione aristotelica, ai quattro regni della natura corrispondono quattro figure mitiche: il Fuoco alle Salamandre, lAria ai Silfi, lAcqua alle Ondine e la Terra agli Gnomi. La loro influenza più essere benefica oppure malefica, a seconda dei casi.
[ii] Ondina. Essere fiabesco, della mitologia germanica, metà donna e metà pesce, spesso confusa con la nostra fata acquatica: la sirena. Anche lei ha la particolarità di attrarre con canto melodioso lincauto marinaio, per condurlo alla sua dimora, in fondo al mare.
[iii] Silfi. Esseri mitologici demoniaci delle tradizione germanica, abitatori dellaria, ai quali tuttavia si imputavano anche le malattie.
[iv] Salamandra. E un anfibo, con abitudini terragnole, che vive in regioni collinose o montuose.
[v] Cespugli con le spine.
[vi] Di piccola statura.
[vii] Secondo il Talmud uno Gnomo, sotto forma di verme della grandezza di un grano dorzo, aiutò il re Salomone a costruire il tempio, scavando da solo e nettandone le pietre necessarie. Si dice che Salomone, grazie alla sua sapienza, avesse poteri sulle forze segrete della natura, come gli Spiriti e i Geni. Lo Gnomo, forma elementare della terra, è quasi unanima delle cose, sia organiche sia inorganiche. Ha la capacità di stimolare la mente umana, eccitando la conoscenza attraverso la fantasia e lintuizione; ma è quasi estraneo alla tradizione italiana, tranne che sulle Alpi orientali. Abita in antri rivestiti di metalli preziosi, facendo la guardia ai tesori della natura. Ha la capacità di forgiare metalli e di tagliare le gemme. Un cappuccio lo rende invisibile. Se uno Gnomo abbandona la cosa che protegge, questa diventa opaca, indistinta. La tradizione dello Gnomo deriva forse da dottrine ermetiche e neoplatoniche. A volte essi portano messaggi e pensieri, collegando misteriosamente due essere umani. Il popolo degli Gnomi o Nani compare nel poema la Nanea di Anton Francesco Grazini, detto Il Lasca, dove si racconta che questi esseri fiabeschi, cavalcando una gru, abbiano aiutato Giove nelle lotta contro i Giganti.
[viii] Uccello rapace notturno.
[ix] Secondo la leggenda, le Gnomici sarebbe state bellissime e aggraziate, al contrario degli Gnomi, raffigurati deformi e vecchi. Esse vestono abiti ornati di pietre preziose, calzano scarpe fatte di smeraldo e di rubino e suonano meravigliosamente larpa.