2001di Silvia Giordani
Anche questa notte passerà
titubante ombra di fili tranviari
sull’umido asfalto
Guardo le teste dei brumisti
La poesia, vergata di proprio pugno da Giuseppe Ungaretti su cartoncino cm. 70 x 100, appena ingiallito dal tempo, è datata Milano 1914. E’ poco sotto la metà del foglio, al centro, appena spostata a destra e di traverso ed è sovrapposta al disegno che rappresenta otto brumisti, ovvero fiaccherai, vetturini di piazza (è voce lombarda), delineati a matita, alcuni visti di spalle, altri di profilo. In alto, al centro, si legge: illustrazione di una poesia di Ungaretti 1914. A sinistra, in basso, si legge: Prova d’autore; a destra: Giuseppe Villoresi e sotto: 1956 Dicembre.
Noia è riportata in Poesia Italiana del Novecento, a cura di Edoardo Sanguineti (Einaudi, 1969, pag. 838) sotto il titolo Da L’allegria, con la variante dei fili tranviari, in luogo di di fili tranviari. Nella stessa pagina si legge, in nota: Fa parte della sezione Ultime, datata Milano 1914-15. La poesia rappresenta la riduzione a pochi versi di un componimento assai più ampio, stampato per la prima volta nel 1915 nella rivista Lacerba, con il titolo di Sbadiglio. Ecco il testo:
Com’è immobile l’aria
Anche questa notte passerà
Passerà
titubante ombra dei fili tranviari
sulla siccità del nebuloso asfalto
perché s’è scomodata
Guardo i faccioni dei brumisti tentennare
Questa poesia di Ungaretti, illustrata da Villoresi, fu il regalo di nozze di Leone Piccioni, che ha curato il volume Giuseppe Ungaretti. Vita d’un uomo. Tutte le poesie (Mondadori, 1969). A Piccioni si deve la prefazione, la cronologia e la bibliografia. Esiste una fotografia, in cui Ungaretti, Piccioni e Villoresi sono ritratti insieme. Ho incontrato Ungaretti per lo meno una volta a casa di Leone Piccioni. Ricordo la stanza in cui eravamo, vedo con il pensiero la poltrona su cui era seduto, il volto mobile, ma non le parole che pronunciava e sono grata a Piccioni, ancora a distanza di tanti anni, per avermi dato allora la possibilità di “giocare” oggi con una immagine e pochi versi che sono ogni giorno sotto i miei occhi e che metto a disposizione de La Repubblica Letteraria Italiana. Nel volume sopra citato sono riportate le varianti a L’Allegria. Il titolo primitivo, spiega il curatore, dicono fosse Allegria di Naufragi. In Poesie Disperse, a cura di Giuseppe De Robertis (Mondadori, 1945) il titolo è: L’Allegria; il testo pubblicato in Allegria di Naufragi (Vallecchi, 1919) è questo:
De Robertis aggiunge che sono i versi 13-17 di Noia e che essi soli sono riferibili a questa poesia. In L’Allegria (Preda, 1931) e nella rivista Novissima, 1936, la variante è:
E’ la versione più simile a quella riportata nella Prova d’autore di Villoresi. In Poesie Disperse Giuseppe De Robertis traccia altre varianti. Qui Noia è riportata quasi nell’intera stesura. Per concludere
Anche questa notte passerà
Passerà
corrisponde ai versi di Sbadiglio e dopo
compaiono due nuovi versi, a significare il continuo togliere, aggiungere e limare di Ungaretti nell’arco di quarant’anni:
Si ferma qui la ricerca sulle varianti alla poesia Noia. Vale la pena però elencare, attingendo alla bibliografia di Leone Piccioni, le opere di Ungaretti illustrate da artisti: Frammenti per la Terra Promessa, con una litografia originale di Pericle Fazzini (Concilium Lithographicum, 1943). Gridasti: Soffoco, con cinque disegni di Léo Maillet (Fiumara, 1951). Un grido e Paesaggi, con […] cinque disegni di Giorgio Morandi (Schwarz, 1952). Dialogo (Bruna Bianco _ Giuseppe Ungaretti), con una combustione di Burri (Fògola, 1968). Il Dolore, con 36 xilografie di Pasquale Santoro (1969). Croazia segreta, con […] quattro acqueforti di Piero Dorazio (Grafica Romero, 1969). L’impietrito e il velluto, con due acqueforti di Piero Dorazio (Grafica Romana, 1970). Fra le prose: Viaggetto in Etruria, con una acquaforte di Bruno Caruso (ALUT, 1965).
Anche gli scritti di Ungaretti su pittori e pittura sono numerosi.
Fra le traduzioni di Ungaretti si ricordano: L’Après-Midi et le Monologue d’un Faune di Mallarmé, con litografie originali di Carlo Carrà (Il Balcone, 1947). Saint John Perse Anabase, illustrata da Berrocal (Le Rame, 1967). Cinque poesie di Vinicio de Moraes, con […] quattro acqueforti di Piero Dorazio (Grafica Romana, 1969). Alcune opere di Ungaretti tradotte sono state illustrate da artisti di paesi dell’Europa dell’Est. Una litografia di Pericle Fazzini, infine, è a corredo di una traduzione de Il Taccuino del Vecchio, edita a Francoforte nel 1967.
Di una collaborazione di Ungaretti con Villoresi non c’è traccia. Eppure la sua pittura di sagome e di ombre, come spiega Virgilio Guzzi nel 1950, questo stendere la materia pittorica asciugando e assottigliando illustra magistralmente i versi di Ungaretti.
Silvia Giordani
25 maggio 2001
La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it