sestine di Cesare Betteloni


Il sol cadente immerge
Nelle scherzose e garrule
Acque del lago; e asterge
Il caro astro di Venere
Da suoi lavacri il crin:
Sciogliam dal margo: un agile
Fiato di lieve brezza
Sospira in mezzo agli arbori,
Le azzurre onde accarezza,
Che tremule rilucono
Del raggio vespertin.
Oh venticel, sì tepido
Di molle alito spiri,
Forse perché sei rorido
De dolci suoi respiri,
O al niveo petto e ai nitidi
Capei sciogliesti i fior?
Oh lago mio, sì placido
Forse damor sussurri,
Perché su te sorrisero
I lucidi occhi azzurri,
E londe tue fur limpido
Specchio del riso lor?
Odi: se mai discorrere
Su lieve pin le piaccia
Le tue belle acque cerule
In placida bonaccia,
Mentre la luna argentea
Le sparge di chiaror;
In tuo sermon le mormora,
Ghio ti parli di lei,
Chella è il sospir, lassiduo
Pensier de giorni miei,
Il sogno delle vigili
Notti, il mio solo amor:
Che se mai neghi intendere
Larcana tuas favella,
Risveglia pur con fremito
Marino una procella,
Che la sgomenti, o un facile
Timor le induca almen.
Oh! fossi allor sul tumido
Tuo grembo io pur con seco;
Tal che tremante e pallida
Contro al furor tuo bieco
Schermo facesse al pavido
Capo di questo sen!
E al furïar più rapido
De flutti tuoi, più forte
Premesse incontro al fervido
Mio cor le guance smorte,
E le insegnaste un provvido
Tenore la pietà!!
Che dissi? . Ah, no; non angere
Il verginal suo seno,
Per me non far che turbisi
De cari occhi il sereno:
Tomba più tosto al misero
Mio foco e a me ti fa!
La poesia, tratta dal poemetto Il Lago di Garda di Cesare Betteloni, apparso a Milano per i tipi di Vallardi nel 1834, illustrato con incisioni di paesaggi del Garda, è stata riproposta da LIllustrazione Popolare, volume XV, n. 39, (28 luglio 1878), pp. 618-619. Le due incisioni qui riproposte, che rappresentano Desenzano sul Garda e Riva del Garda, sono alle pp. 596-597.
Il carme di Ippolito Nievo In morte di Cesare Betteloni apparve sulla Strenna italiana per lanno 1859, pp. 163 sgg. Fu composto certamente a Regoledo, dove Nievo si era recato a settembre-ottobre 1858 per le cure termali. Nella stessa Strenna apparvero anche vari sonetti di Betteloni, indirizzati ad amici. Egli si tolse la vita con un colpo di pistola al cuore, nella sua Villa di Bardolino con vista sul Garda, nella notte fra il 27 e il 28 settembre 1858. E forse pensando a quella tragedia _ meditata, perché Betteloni lasciò una lettera al figlio Vittorio (1840-1910), poeta anchegli _ Nievo, nella revisione delle sue Confessioni inserì lepisodio della giovane Aglaura, che di notte, proprio a Bardolino tenta il suicidio: «Mi riscossi da cotali memorie a un lungo e profondo sospiro della mia compagna: allora la vidi avventarsi in avanti e rovinar capovolta nellabisso che le vaneggiava a piedi. Mi scoppiò dalla gola un grido così straziante che impaurì quasi me stesso; lo spavento mi drizzava i capelli sul capo e mi sentiva attirare anchio dal vorticoso delirio del vuoto.» (Ippolito Nievo Le confessioni dun italiano, a cura di Sergio Romagnoli, Venezia, Marsilio, 1998, p. 564). Nievo nomina insieme i due poeti Andrea Maffei e Cesare Betteloni nella novella La corsa di prova, dichiarandoli «perdutamente innamorati» del Lago di Garda. Un esemplare della prima edizione del poema di Betteloni Il Lago di Garda si trovava nella biblioteca di Alessandro Nievo, nonno di Ippolito, biblioteca che fu ereditata da Antonio Nievo, padre di Ippolito, e era conservata a palazzo Nievo, a Mantova (Fausta Samaritani_Patrizia Zambon Nota neviana: La biblioteca di casa Nievo, in Archivi del Nuovo 10/11, 2002, pp. 55-68).
Cesare Betteloni (Verona 1808-Bardolino 1858). Con lo pseudonimo di Calofilo Benacense pubblicò nel 1837 il poemetto idillico in ottave Giaufré Rudel. Altre sue poesie: Sonetti (1837), Poesie varie (1844) e Ultimi versi (1855). La produzione di Betteloni è stata parzialmente raccolta nel volume Poesie curato da F. Betteloni Gritti, (Verona, Bettinelli, 1957). Scrisse anche sermoni e alcune epistole in versi sciolti. Poeta sensibile, facile e scorrevole, di chiara ispirazione romantica, manca tuttavia di profondità. Era un personaggio notissimo e riconoscibile, per il largo cappello calato sugli occhi e per lombrello che di rado abbandonava, tra i frequentatori più affezionati del Caffè Martini a Milano, alla vigilia della guerra del 1859.
(a cura di Fausta Samaritani)
31 dicembre 2003
Ippolito Nievo sul Lago di Garda
Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua online. www.repubblicaletteraria.it
Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004
Messo in rete il 26 ottobre 2015
Si prega di non copiare testo e immagini