Con Montale al Palio di Siena

Poesia, metafora, folla e contrade

            di Tina Borgogni Incoccia

 

I versi di Palio, poesia di grande tensione emotiva e fitta di richiami metaforici il cui senso rimane talvolta oscuro, furono pubblicati da Eugenio Montale ne Le occasioni (Einaudi, 1939).

Era la vigilia della seconda guerra mondiale. Cerano le leggi razziali.

 

Montale aveva dato le dimissioni da direttore della Biblioteca Viesseux, essendosi rifiutato di prendere la tessera fascista.

Inutile cercare nel testo riferimenti alla storia personale dello scrittore: Montale non aiutava molto i suoi  biografi, affermando anzi con molta ironia che il poeta lirico scrive proprio per conoscersi meglio, per far sprizzare quel tanto di sé chegli razionalmente ignora. (Montale Sulla poesia, 1919, pp. 171-172).

E necessario quindi porre una particolare attenzione oltre che al senso letterale, anche ai segni di carattere fonico, lessicale, grammaticale, metaforico che testimoniano la tensione creativa del poeta.

Seguiamo il tenue filo narrativo della poesia Palio:

 

La tua fuga non sè dunque perduta

in un giro di trottola

al margine della strada:

 

Il poeta si rivolge a una donna che non ha perduto la forte sicurezza delle sue convinzioni ed assiste con lui alla festa rituale del Palio nella piazza del Campo di Siena, dove la folla saluta con entusiasmo le insegne delle contrade. Chi sia questa donna lo scrive lui stesso in una lettera del 1964 allamico Guarnieri:

 

I mottetti riguardano la stessa persona che poi sarà chiamata Clizia. Essa è presente per esempio nelle Nuove stanze, Primavera hitleriana, Piccolo testamento, Palio, Lorto e più o meno in tutte le Sylvae, nonché in Iride.

 

Forse si tratta di una giovane ebrea austriaca che poi si trasferì in America.

 

[...]

Il lancio dei vessilli non ti muta

nel volto; troppa  vampa ha consumati

glindizi che scorgesti; ultimi annunzi

questodore di ragia e di tempesta

imminente e quel tiepido stillare

delle nubi strappate.

 

La donna è impassibile: la sua capacità di emozioni si è esaurita dinanzi allinfittirsi dei presagi funesti, che già da tempo si presentano minacciosi. Ora, nella piazza, i segni della tempesta sembrano sottolineare metaforicamente la negatività del momento storico. Al cupo suono di bronzo che cade dalla torre rispondono di rimando i tamburi delle contrade della città. E forse un richiamo del poeta alle gloriose libertà comunali, rievocate dalla celebrazione del Palio?

 

[...]

E strano: tu

che guardi la sommossa vastità,

i mattoni incupiti

[...]

tu ritieni

tra le dita il sigillo imperioso

chio credevo smarrito

e la luce di prima si diffonde

sulle teste e le sbianca dei suoi gigli.

 

Davanti a Clizia sullo sfondo rosso cupo delle architetture senesi, si susseguono le immagini di movimento: la folla simile a un mucchio di fantasmi che si agitano, una mongolfiera di carta che sale incerta nellaria (metafora dellincertezza dei tempi), spiccando il volo dalla piazza, dove i cavalieri volteggiano davanti alla folla stupita (forse ancora incapace di cogliere i segni dei tempi). A questo punto il poeta riconosce tra le dita di Clizia lanello, simbolo del comando, chegli credeva perduto e la cui luce illumina i presenti con il chiarore del passato. Come la sequenza si era aperta con limpassibilità di Clizia, forte della sua scelta morale, così si chiude con un più profondo richiamo alla fermezza di lei, alla sua capacità di opporre alla violenza irrazionale del momento storico lamuleto prodigioso, cioè la voce della ragione che è anche coscienza del passato.

 

Torna uneco di là: "cera una volta..."

[&]

"non un reame, ma lesile

 traccia di filigrana

[&]

Sotto la volta diaccia

 grava ora un sonno di sasso,

la voce dalla cantina

nessuno ascolta, o sei te.

[...]

 

Da un passato quasi fiabesco affiora leco di un canto, che Montale volle fosse pubblicato con un carattere tipografico più piccolo: è la rievocazione di una esperienza comune che un tempo ha unito Clizia e il poeta. I versi sembrano evocare un medioevo fosco, quasi di maniera, in cui fanatismo e violenza hanno lasciato traccia nelle cavità sotterranee e nelle prigioni degli antichi palazzi.

Quel medioevo connotato negativamente rimanda al presente, con la sua cieca violenza e le sue prigioni da cui salgono voci inascoltate, di cui solo Clizia (la ragione?) sembra farsi eco:

 

o sei te.

 

Le sbarre in forma di croce non lasciano filtrare alcuna luce che indichi il cammino; il simbolo cristiano ha perduto la forza del suo richiamo e non illumina più le coscienze; la morte e la vita si esprimono nello stesso modo.

 

ma unaltra voce qui fuga lorrore

del prigione e per lei quel ritornello

non vale il ghirigoro daste avvolte

(Oca e Giraffa) che si incrociano alte

e ricadono in fiamme.

 

La voce festante del popolo senese dissolve il senso di orrore e di smarrimento in un tripudio di colori e di suoni. I vessilli si intrecciano in alto e ricadono fiammeggiando. Passano i cavalli in corsa mentre la folla urla di entusiasmo. 

 

[...] E un volo! E tu dimentica!

Dimentica la morte

toto coelo raggiunta e l'ergotante

balbuzie dei dannati! C'era il giorno

dei viventi, lo vedi, [...]

 

La metafora del volo, cara a Montale, sembra indicare il momento di maggior tensione emotiva della poesia.

Il poeta ora assume un ruolo trascinante nei riguardi di Clizia La donna salvifica trova a sua volta un salvatore. E il poeta ora che esorta la donna a dimenticare la morte che tutto invade e larrogante balbettio di chi è ormai condannato dalla storia. Emerge fortissimo il contrasto tra il passato e il presente. E forse il ricordo mitizzato del tempo della sua giovinezza e delle speranze di un rinnovamento morale. La vita del passato riappare fissata nella pietra rossa dellanello di Clizia che si anima di immagini. Il presente si dissolve mentre Clizia fissa un traguardo che si delinea lontano in un cielo aperto, risonante di campane.

Segni lessicali e fonici

Il lessico montaliano potrebbe trarci in inganno, con la sua fitta presenza di richiami alla realtà concreta. Gli oggetti banali della quotidianità: la trottola, i mattoni, i tamburi sono però trasferiti in unatmosfera quasi metafisica. Anche lantiaccademismo della sintassi (prevale la paratassi), non porta ad una facile immediatezza di senso.

Dal punto di vista metrico, i versi sono liberi, ma si notano molti elementi ricorrenti. Infatti, su sessantacinque versi, ben quarantaquattro sono endecasillabi. Dal v. 35 al v. 46 si inserisce un intermezzo di tre quartine di varia misura, la cui peculiarità è contrassegnata anche dai diversi caratteri tipografici. Sembra quasi una breve canzone. E forse un ricordo personale del poeta che, come sappiamo, aveva studiato canto?

Sembra richiamarsi alla ballata romantica Rondinella pellegrina dal romanzo Marco Visconti di Tommaso Grossi che contiene limmagine del prigioniero e che diceva:

 

questa bassa, angusta volta

dove sole non risplende

dove laria ancor mè tolta.

 

Lintermezzo non è un puro diversivo; ci sono infatti vari richiami rimici ai versi precedenti e seguenti (mattina-cantina e filigrana-sallontana) e sono presenti anche molte allitterazioni, con una insistita presenza della lettera s (senza, segno, nostri, passi, sotto, sonno, sasso, nessuno, sbarra, scande, spande).

A proposito di addensamento di suoni è da sottolineare anche la ripetuta presenza del fonema u allinizio della poesia: la tua fuga non sè dunque perduta, con unindubbia indicazione di cupezza che viene ancora sottolineata negli ultimi tre versi della prima strofa:

 

nella purpurea buca

dove un tumulto danime saluta

le insegne di Liocorno e di Tartuca.

 

Il convergere del movimento verso la buca purpurea ci richiama la voragine infernale dantesca. Osserviamo anche la posizione significativa della sillaba tu che costituisce uno dei gruppi fonici dominanti fin dai primi versi: la tua fuga, tumulto, Tartuca, tu che guardi, tu ritieni, E tu dimentica!, e tu lo fissi. Questa insistenza è come un richiamo alla figura della donna salvifica che assume il valore metaforico della razionalità.

La ricca dinamica conflittuale dei contrasti presenti nel testo ne accrescono la drammaticità, anche se il senso è talvolta carico di ambiguità.

Alto contro basso: le insegne che si incrociano alte e poi ricadono in fiamme, Oca e Giraffa, le insegne alte nel cielo e labisso infernale della buca purpurea ed altri.

Mobilità contro immobilità: fuga e arresto, lancio dei vessilli e volto che non muta, il sigillo imperioso con le caratteristiche di fissità e le immagini in movimento della piazza.

Passato contro presente: cera una volta, rammenta la preghiera, Cera il giorno, Lo vedi.

La metafora della circolarità rispetto a quella della linearità sembra dominante nella poesia, quasi una figura ossessiva: un giro di trottola, ghirigoro d'aste, spire, volteggio, mongolfiera, sigillo, orologio, conchiglia del Campo, con limmagine centrale dellanello che sembra rappresentare la forza vitale della ragione in alternativa alla dispersione e alla fuga dei tempi.

E una circolarità che assume spesso la figura della spirale che può anche farci pensare ad un gorgo sinistro di carattere demoniaco. Solo la donna può sfuggire al gorgo e salvarsi e salvare, tanto che lultima immagine ci mostra il poeta e Clizia che uniti, in piedi, fissano il traguardo lontano, ormai fuori dal buio della selva cupa dei gonfaloni. La trottola che incide il solco sembra una metafora del violento desiderio di testimonianza morale da rendersi in questo mondo, lunica possibile secondo una visione laica dellesistenza.

Tina Borgogni Incoccia

 

Illustrazione: Guido Colucci. Scene del Palio di Siena. Le sbandierate. 1921 (Collezione F. Samaritani)

10 agosto 2002

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