di Giovanni Pascoli
Dormi, dormi, bambino caro!
Angeli abbassate la voce!
Che non pensi al calice amaro!
Che non pensi a quella croce!
(sopra una cartolina, con un disegno rappresentante Maria col divino Figlio addormentato)
Rose gialle e rose rosa;
rose colore amaranto;
una, fanciulla; una, sposa;
una, col suo boccio accanto;
una, senza foglie più;
una, che appassisce al sole;
una, cui rinfresca il pianto;
rose di siepe e daiuole,
siete ciò che quando è, fu&
voi siete la&
Barga, 1906
(nellalbo duna fanciulla)
Compagno, io sono venuto: guardami:
Son io. Tu chiedi forse che, tacito,
che, stretto tra queste mie dita,
io stesso riguardi? La vita.
La vita, ovarde breve ora un piccolo
fuoco che presto mutasi in cenere;
che vana, che nulla vapora,
ma un fumo esalando, che odora.
Messina, 4 aprile 1900
(inviando a Severino Ferrari il proprio ritratto in cui guarda la pipa)
Non dire _ Io lodo quel cantore _
dì piuttosto _ Amo quel canto _
Si. Ama del rosaio il fiore;
non ti chiede il pruno tanto.
Ti dice _ Io son la trista cosa!
schiva il pruno, ama la rosa! _
Castelvecchio, 1904
(sopra una cartolina)
Sogni, sogni dalle ali bianche!
Sogni, sogni dalle ali nere!
Voi, come le palpebre stanche
ci covano gli occhi, così
coprite nelle meste sere
coprite il cuore che soffrì.
Bologna, 1906
(sopra una cartolina

Queste poesie di Pascoli, allora inedite, furono pubblicate par la prima volta sul quindicinale Scena Illustrata, rivista darte e di letteratura edita a Firenze e diretta da Pilade Pollazzi, a. XLIX, n. XVII (1 settembre 1913), p. 28.
Pascoli sparge qualche lacrima in versi: quasi patologica è la sua totale incapacità di sorridere alla vita. La sensibilità poetica si declina in espressività fonetica; le intuizioni visive, le sensazioni sonore, i pochi colori si stemperano nella ripetizione ariosa, a volte ossessiva, di una parola, di uno schema di frase. Lingua e voce si confondono. Un accenno di paesaggio, fuori del tempo.
(ricerca di Fausta Samaritani)
6 febbraio 2004
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