2001Nel 1907 Guido Gozzano pubblica a Torino, per i tipi di Renzo Streglio, il suo primo libro di poesia: La via del rifugio. Contiene le rime composte fra i venti e i ventiquattro anni e si apre con un testo che reca il medesimo titolo del libro. Apparentemente, si tratta di una variazione su una popolare filastrocca per bambini. Chi di noi non lha cantata durante la propria infanzia?
Trenta quaranta,
tutto il Mondo canta
canta lo gallo
risponde la gallina&
Madama Colombina
saffaccia alla finestra
con tre colombe in testa:
passan tre fanti&
Con questo ritornello, La via del rifugio si può considerare un testo rappresentativo fin dallinizio della poetica gozzaniana, tale anzi da riassumere tutti i dati strutturali fondamentali delluniverso lirico gozzaniano, come ha riconosciuto Lucio Lugnani. Ne possiede tutti i requisiti: la pretesa ingenuità, lironia e la parodia letteraria, labilissimo trattamento dellartificio poetico. Quella cara poesia di un giorno, che tutti abbiamo amato un poco, senza sapere troppo bene il perché, scriveva Renato Serra.
Gozzano è stato da sempre considerato autore di un unico libro, quei Colloqui (1911) nei quali, a differenza di altri, contenuti nel primo volume, il testo de La via del rifugio non viene riproposto. Lestromissione decretata dallautore giustifica in parte la posizione marginale assegnata dalla critica a questa lirica, che invece si dimostra esemplare. Unesemplarità che riguarda anzitutto il ritmo dellincipit della filastrocca, in cui si accoglie molto di quello stupore-infingimento della fiaba, che provoca la reazione intellettuale di Gozzano. Una modalità tipica, palese e intrigante di citazione che ben si adegua a quel supremo fingitore. E poi una struttura circolare, anulare, che si è tentati di definire di marca alessandrina, tanto è sofisticata nella ricerca della semplicità.
Alleclettica rappresentazione della scena, sostenuta dal tema ritmico della filastrocca, concorrono il prolungato monologo interiore del poeta (che, notava Scipio Slataper, prefigura "un triste colloquio") e i due atti delle bambine: il giro a tondo e la traumatica scena della farfalla. La scena si apre sul tema della filastrocca, con il poeta supino nel trifoglio e con il cantilenante giro a tondo delle bimbe, ancora innocenti. Ma allimprovviso il canto si interrompe, con luscita di campo delle giovani protagoniste:
Scendono pel sentiere
le tre bimbe leggiere.
Il poeta si abbandona ad una riflessione universale sullesistenza. Poi le bambine riappaiono a movimentare la scena, con la cattura e la tortura della farfalla, mentre il poeta riprende a interrogarsi sul destino dellUmanità. Torna allora a emergere il tema della filastrocca, per prolungare la riflessione del poeta, che conferma la propria tesi rinunciataria
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.
La dimensione psicologica introdotta dalla filastrocca desordio (il canto che massonna, al limite dellipnosi, ma tale infine da avere un effetto nevralgico sul lettore), è quella surreale del sogno. La situazione in cui il poeta si proietta, Socchiusi gli occhi, viene a quel punto sospesa fra sogno e realtà _o comunque dissociata dalla realtà _ed espressa in unamletica immagine:
Sento fra le mie dita
la forma del mio cranio.
Larchitettura tematica del testo è così sostenuta dallintersezione di tre piani concettuali: il sogno, il gioco, la prospettiva Vita-Morte.
Per comprenderne meglio levoluzione, bisogna considerarne la preistoria. Cè una redazione anteriore de La via del rifugio, che sintitola Convalescente. Ebbene, lì abbiamo soltanto il vivacissimo dialogo della cattura della farfalla _una presenza drammatica e tragica, che sarà recepita in modo non incidentale ma paradigmatico, valutando la produttività gozzaniana del soggetto, nellestremo tentativo del poemetto, appunto, sulle farfalle. Nella prima redazione, o prototipo, la filastrocca quindi è ancora assente, mentre si enuncia il tema fondamentale intorno a cui, e in funzione del quale, otterrà il proprio assetto la redazione definitiva. La scena nodale della cattura della farfalla si interrompe, in Convalescente, allannunzio della morte dellaereo leggiadro insetto, di cui si esibisce la crudele trafittura con lo spillo da parte delle bambine. Sennonché, a scena ampliata, la morte non è rappresentata neppure ne La via del rifugio; è rappresentata invece la resistenza alla morte, lo "strazio" della tortura.
La nuova redazione del testo, impostandosi sullasse tematico della scena interrotta, che polarizza le forze dei campi semantici del sogno, del gioco, della riflessione (invero tragicomica) sullEsistenza, si apre in assoluta novità con quel motivo popolare della filastrocca, che enuclea simbolicamente le tre funzioni citate. Se La via del rifugio (in ogni caso antidoto al sogno allucinogeno dannunziano: Troppo milluse il sogno di Sperelli) rappresenta entro tale ottica quella dellevasione metafisica fuori dal tempo, nella sfera dellimmaginario, la poetica di Gozzano si caratterizza plausibilmente _ nei termini generali illustrati da Gaston Bachelard _come poetica della rêverie. Quella nella quale linfanzia (simboleggiata dalla filastrocca) è larchetipo della felicità semplice.
Il dittico di Convalescente si espande allora a dimensione di polittico e viene a comporsi a iniziare dal dettato interno del poeta, mentre il ritornello assume il modulo tipico del canto popolare: il sortilegio della filastrocca evoca un passato immaginario, e lo raffigura come presente, in quanto trascende il sogno (sempre confuso con la psicologia del ricordo) nella realtà.
Una verifica delle occorrenze del termine sogno (2 volte) _e, in sede complementare al sostantivo, il verbo sognare (3 volte) _e gioco (2 volte, in apertura e in chiusura del testo), autorizza la promozione della filastrocca (cui il motivo onirico e ludico è inerente) a dettato psicologico dellintera lirica. Avvertiamo peraltro come in Convalescente appaia soltanto il termine sogno, mentre il motivo del gioco sia rappresentato allusivamente dalla strepitosa e micidiale allegria delle bimbe, che pervade la scena. Ma soprattutto è qui che per la prima volta sincontra quel vero e proprio senhal gozzaniano:
questa cosa vivente
detta guidozzano.
Gozzano attua così la riduzione ad oggetto del proprio nome. Questo artificio, per quanto ci sia dato riscontrare, è prodotto in maniera unica ed eccezionale da Gozzano e farà lezione immediatamente, tanto che nello stesso anno de La via del rifugio, lamico Carlo Vallini, in una sua poesia, rammenta
i colloqui
tenuti con guidogozzano.
La grafia minuscola e continua guidogozzano (che unisce insieme in una sola parola comune il nome e il cognome dellautore) è analoga al trattamento riservato al nome pieno del DAnnunzio (già in rima, con
le superliquefatte
parole del DAnnunzio
nelle Golose), ridotto ad aggettivo (gabrieldannunziano). Così nei Colloqui registreremo la rima lontano: guidogozzano (Alle soglie), quasi che, oltre alla riduzione ad oggetto, lautore voglia subire una suprema separazione dalla propria identità _nella prima stampa del testo, al terzultimo verso, si leggeva:
gozzano è soltanto un affare di cellule male accozzate.
Luigi Maria Reale
Bibliografia
Luigi M. Reale, Elzeviro Stecchettiano. Cartigli Gozzaniani. Variazioni su Olindo Guerrini e Guido Gozzano, Ed. Guerra, 1997. Lucio Lugnani, Gozzano, La Nuova Italia, 1973.
20 Gennaio 2001
La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it