La poesia ermetica 2001

di Vincenzo Laforgia

Nella varietà di atteggiamenti culturali e formali, di cui fu ricco il Decadentismo, si inserisce la corrente poetica dell’Ermetismo. Il termine, che cominciò ad usarsi intorno al 1930 e venne chiarendosi nella sue ragioni di cultura e di poetica fra il 1930 e il 1940, sta ad indicare una letteratura intenzionalmente difficile e chiusa ai non iniziati.

Vittorio Fava Tomo stratificato, libro oggetto, 1987

Si riconoscono appartenenti a questo movimento Mario Luzi, Alfonso Gatto, Vittorio Sereni, Leonardo Sinisgalli, Salvatore Quasimodo, Adriano Grande, Carlo Betocchi, Attilio Bertolucci. Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale sono posti da alcuni critici tra gli Ermetici, da altri sono considerati precursori del movimento.

Espressioni decadentistiche si riconoscono non solo nella difficile poesia "essenziale" degli Ermetici; ma anche nelle deformazioni stilistiche e contenutistiche di altri scrittori, oscillanti fra spregiudicato erotismo e inquietudine esistenziale, calligrafismo e capriole sintattiche, fino al gusto del primitivo, del violento, dell’eslege in Pier Paolo Pasolini.

Cifra comune dei poeti Ermetici è il contrasto fra il mondo reale e quello che l’artista sente pulsare dentro di sé, e del quale può appagarsi. Un tale contrasto si risolve nella "assenza", che non è inerzia, ma attesa della verità da parte del poeta e stupore della sua scoperta, nella escavazione interiore, nel ripiegamento sulle proprie inquietudini spirituali. Le vicende visibili non entrano in questo mondo, in cui spazio e tempo scompaiono, traducendosi in dimensioni psichiche. Carattere costante è la ricerca di una poesia essenziale, nella quale la parola abbia una sua assolutezza nuda e la espressione rifugga da ogni abbandono alla retorica, alla discorsività, al sentimentalismo, profilandosi come dettata da improvvisa illuminazione. La parola, insomma, assume un valore enorme, totalitario ed è strumento catartico, liberatorio. Il poeta ermetico rifiuta la parola come "scambio" (da ciò deriva la oscurità di significato per colui che, accostandosi a questo tipo di lirica, voglia leggere la parola in tale senso). Essendo creazione e rivelazione, la parola è allusiva, imprevedibile, non sempre rispondente al senso lessicale e spesso iperbolica, più adatta a smaterializzare il dato di fatto che a renderlo nella sua concretezza. Una tale parola non potrà naturalmente essere inserita in costrutti rispettosi di regole tradizionali, quali che siano. L’aggettivo inoltre non ha valore descrittivo, ma varrà a sfumare l’oggetto in dimensione non realistica con la sinestesìa (dal greco = percezione contemporanea), cioè con l’unione di termini appartenenti a campi sensoriali diversi: voce striata, oscurità melodiosa, bianco silenzio, odore biondo. I nessi tra le immagini non ripetono quelli della realtà e della logica della lingua parlata; ma insorgono fra le parole rapporti nuovi e invisibili, accostamenti imprevisti, in una successione di forme ellittiche. Queste forme trovano la loro espressione più alta nella analogia, la quale elimina la tradizionale figura della similitudine, e quindi l’uso del come tra termini distanti.

Il ritmo è dettato dalla emozione, è affidato alla scansione interiore, sicché, quando si verificano strutture metriche tradizionali, ciò non indica un ritorno alla norma retorica, ma incontro casuale fra momento interiore e forma precostituita. Con la nuova visone della poesia, che si disse "pura" perché libera da qualsiasi legame con l’esterno, autonoma nei confronti di ogni disciplina, gli ermetici si ritrovarono coscientemente isolati nell’esercizio di un’arte gelosa di sé, raffinatissima nella sua ricerca formale, tale da riempire la vita morale e intellettuale del poeta. Si è voluto vedere in ciò una reazione non clamorosa, ma sdegnosa e seria, alla storia vociante e piazzaiola del Fascismo.

Vincenzo Laforgia

15 Febbraio 2001

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