2001
di Tina Borgogni Incoccia
Si tratta di una giovane operaia, che lavora di bianco,
tutta fresca in alba e in trina, con un rubino rosso che si appanna
sul suo petto. Non è una gentildonna medievale, ma anche lei è donna di
salute e diffonde gioia e voglia di lavorare.
L’uscita mattutina
Come scendeva fina
e giovane le scale Annina
mordendosi la catenina
d’oro, usciva via
lasciando nel buio una scia
di cipria […]
Quando passava
Livorno,
quando lei passava,
d’aria
e di barche odorava […]
Né
ombra né sospetto
Livorno popolare
correva con lei a lavorare. […]
Sullo
sfondo c’è una Livorno fresca e ariosa,
malata di spazio, come Giorgio
Caproni la definisce, con le sue ampie piazze, tra le quali ritorna spesso
il ricordo del Voltone, sotto cui scorre un canale navigabile. Il poeta si
esprime con un linguaggio quotidiano e sciolto, musicale, fatto di levità
e di chiarezza:
Per
lei
Per
lei voglio rime chiare,
usuali
in -are. […]
Iscrizione
Frescbi come i bicchieri
furono i suoi pensieri. […]
E’
un tono cosi scandalosamente chiaro, scrive Biancamaria Frabotta,
da mettere addirittura in imbarazzo i critici di professione, abituati
a interpretare la poesia contemporanea spesso ammantata di una fitta
cortina di oscurità.
Occorreva senza dubbio una particolare leggerezza
di tocco per una rievocazione così delicata, e il poeta ne è consapevole:
Battendo a macchina
Mia
mano, fatti piuma:
fatti
vela; e leggera
muovendoti
sulla tastiera,
sii
cauta […]
Sono versi, illimpiditi al limite della trasparenza,
come nota De Robertis, con un che di popolare e di sapiente insieme, con
un timbro genuino e aristocratico al tempo stesso.
Il lato oscuro, funereo di Caproni, che pure caratterizza
tanta parte della sua poesia è presente anche nel poemetto Ad portam inferi
o Il seme del piangere
Chi avrebbe mai pensato, allora,
di doverla incontrare
un’alba (così sola
e debole, e senza
l’appoggio d’una parola […]?
II vento
popolare
veniva
ancora dal mare.
Ma ormai chi si voltava
più a
guardarla passare? […]
Nelle raccolte posteriori, il lato
buio si accentuerà sempre più, diffondendo un senso di profonda solitudine.
Il ricordo del mare si caricherà di nostalgia e la ricerca del passato si
farà più assorta, quasi onirica:
Gli amici
sono spariti
Tutti. Le piazze
sono rimaste biancbe.
Il vento. Un sentore
sfatto d’acqua pentita. […]
C’è un senso di congedo, di
fine del viaggio, e Carlo Bo osserva che il poeta del sole, della luce e del
mare si è trasformato in un poeta di ombre, di figure svaporanti nella nebbia.
La nebbia costituisce un topos di Caproni che già nell’ultima strofa
de La funicolare ne aveva fatta la dominatrice della scena:
Percbé è nebbia, e la nebbia è nebbia, e il latte
nei biccbieri è ancor nebbia, e nebbia, ba
nella cornea la donna che in ciabatte
lava la soglia di quei magri bar […]
Ormai le parole amore e mare
richiamano la parola muore e diventa amaro il gusto tipicamente caproniano,
talvolta anche un po’ compiaciuto, dei giochi di parole:
Albàro
Sparire
come il giorno che muore
dietro i vetri […]
Nell’ultimo periodo la poesia
diventerà sempre più concentrata, epigrammatica, tutta tesa ad esprimere il
grande tema della inesistenza di Dio e la disperazione che ne consegue:
I
coltelli
Ah, mio Dio,
Mio Dio.
Percbé non esisti?
Si tratta di una forma di nichilismo
dignitoso, calmo, riservatissimo a cui l’ironia offre una difesa contro
l’angoscia del vivere, espressa in strofette brevi, cariche di ossimori.
I riferimenti alla realtà quotidiana sono comunque sempre presenti, come per
difendersi dal pericolo di un eccessivo abbandono lirico:
Ritorno
Sono tornato là
dove non ero mai stato.
Nulla di come non fu è mutato.
Il poeta, nella sua ricchezza di
temi e di registri, ha raggiunto esiti formali di grande intensità poetica,
con un particolare timbro che è al tempo stesso popolare e disciplinato dalla
tradizione letteraria, senza alcuna esibizione estetizzante, così da poter
essere apprezzato sia dai colti che dagli incolti, apprezzamento non frequente
tra i nostri poeti del Novecento. Il pieno riconoscimento del suo valore da
parte della critica arrivò un po’ tardi, quando il poeta stava ormai
percorrendo l’ultima parte del suo viaggio. Ci furono grandi celebrazioni
a Genova per i suoi settanta anni, laurea honoris causa ad Urbino,
giro di conferenze in America. Giorgio Caproni è ormai entrato nella storia
della letteratura. Ci sembra di sentire il suo commento ironico, come in una
sua poesia:
Fa freddo nella Storia.
Voglio andarmene
Tina Borgogni Incoccia
Giorgio
Caproni Poesie, Garzanti, 1989
Illustrazione: Mario Puccini Vele
al vento, 1913 (Collezione privata)
21 Luglio 2001
La Repubblica Letteraria Italiana.
Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it