In margine alla novella del
Decameron di Messer Torello da Pavia
2001
di Luisa Erba
Sono documentati i ripetuti passaggi da Pavia di Federico II ed è nota la
solennità con cui fu accolto dai pavesi nel 1238, festeggiato con banchetti
e tornei cavallereschi
[i]
. Una bella cena offerta dal pavese messer Torello
da Strada è descritta da Boccaccio:
[...]
nella sala, dove splendidamente era apparecchiato, vennero; e data l'acqua
alle mani, e a tavola messi con grandissimo ordine e bello, di molte vivande
magnificamente furon serviti,in tanto che, se lo imperatore venuto vi fosse,
non si sarebbe più potuto fargli onore. (Decameron X, 9).
Nella novella l'ospite di passaggio da Pavia è il Saladino, il grande sultano
di Babilonia contemporaneo di Federico Barbarossa, e già celebrato da
Dante nella Commedia, Inferno, IV, 128:
e,
solo, in parte, vidi 'l Saladino.
Boccaccio tratteggia il sovrano infedele lontano, forse ritraendolo sulla sinopia della figura a lui più vicina e nota di Federico II che, mentre per i Musulmani suoi contemporanei era l'imperatore, per amici e nemici d'Occidente era invece al-sultan, il sultano [ii] . Sarà interessante verificare quale tradizione Boccaccio abbia raccolto e indagare come e perché l'abbia eventualmente manipolata.
Scrive Asor
Rosa:
la conclusione più importante che si possa ricavare dalle fonti e dai modelli nel Decameron [...] è paradossale. Si direbbe, infatti, che Boccaccio ne faccia splendidamente a meno o, per meglio dire, che egli fondi e riplasmi ogni suggestione così profondamente da camuffare o disciogliere tutti i temi di riferimento nella propria personale creazione. (Letteratura italiana. Le opere, Torino, Einaudi, p. 564).
Il Saladino di Boccaccio era Federico II?
Ci sono in ogni caso alcuni indizi favorevoli a questa contaminazione,
in primo luogo la cronologia: sia Federico II sia Torello vivono nella prima
metà del Duecento, mentre Saladino muore nel 1193; poi la documentazione storica
dalla quale risultano effettivi rapporti tra Federico e Torello che fu podestà
di Parma, di Pisa e di altre città, per conto di Federico II. Di lui
si hanno notizie fino al 1237. Anche la circostanza del transito da Pavia
di Federico II, quasi in incognito, come sembra sia stato nel primo viaggio
del giovane principe verso la Germania per rivendicare i propri diritti dinastici;
infine il ruolo di rilievo successivamente conseguito da Torello da Strada.
Risultano peraltro numerose le consonanze tra il Saladino e l'imperatore svevo
che potrebbero aver favorito una sorta di sovrapposizione dei due personaggi:
entrambi di vasta cultura e magnifici nel donare, amano la caccia col falcone
(ma questa è prerogativa soprattutto di Federico, che tra l'altro è ricordato
come autore del trattato De arte venandi cum avibus). Entrambi vivono
nel lusso dell'oriente e apprezzano le arti magiche.
A distanza di più di un secolo, Boccaccio potrebbe esser stato tentato di
rivestire l'imperatore cristiano con i panni di Saladino, con un gusto per
l'esotismo che colora di gesti e immagini solenni e affascinanti il meccanismo
narrativo. L'ipotesi va affidata al vaglio degli storici; ma a me piace pensare
che il giovane Federico non ancora imperatore, quando passò per la prima volta
da Pavia, possa esser stato accolto da messer Torello così come Saladino nella
novella di Boccaccio.
Gianni da Procida in Boccaccio
Genius Loci di Ravello
Matteo Bandello
27
settembre 2001
La
Repubblica letteraria Italiana. Letteratura e Lingua italiana online. www.repubblicaletteraria.it
Zibaldone
Dal Decameron, giornata decima, novella nona.
Il Saladino in forma di mercatante è onorato da messer Torello. Fassi il passaggio, messer Torello dà un termine alla donna sua a rimaritarsi; è preso, e per acconciare uccelli viene in notizia del soldano, il quale, riconosciuto e sé fatto riconoscere, sommamente l'onora; messer Torello inferma, e per arte magica in una notte n'è recato a Pavia, e alle nozze, che della rimaritata sua moglie si facevano, da lei riconosciuto, con lei a casa sua se ne torna.