crittore,
grafico, editore
Non siamo né artisti, né critici,
né letterati: noi abbiamo solo dei rancori, delle antipatie, delle convinzioni,
degli umori e cerchiamo di esprimerli come meglio ci è
concesso.
Con
queste parole, pubblicate nel 1931 su LItaliano (n. 7, a
p. 142), Leo Longanesi lanciava un programma provocante,
originale, polemico ma compatibile con il sistema politico del tempo che non
ammetteva libertà di stampa.
Era
nato a Bagnacavallo (Ravenna) il 30 agosto 1905, in una famiglia
di coltivatori agiati. La madre Angela Marangoni
gli aprì le porte del mondo della mondanità. Studente di Legge a Bologna,
collaborò a riviste come E permesso?, Il Toro
e Il Dominio, con interventi satirici di tipo goliardico. Protetto
dal federale di Bologna Leandro Arpinati, che veniva da esperienze liberali venate da ideali
anarchici e si circondava di spiriti anticonformisti, per un periodo Longanesi fu direttore de LAssalto, organo
della Federazione fascista bolognese. Fu estromesso dallincarico per
una satira sul senatore Giuseppe Tanari.
Nel
1926 pubblicò il Vademecum del perfetto fascista e fondò
LItaliano, rivista prima settimanale, poi quindicinale e
infine di discontinua periodicità, che visse fino al 1942.
Era un foglio artistico-letterario, con forti
accenti da strapaese. Longanesi curava
personalmente la veste grafica. LItaliano ebbe come collaboratori
Vincenzo Cardarelli, Giovanni Comisso,
Mino Maccari che era anima della rivista Il
Selvaggio, Alberto
Moravia, Ardengo
Soffici, Giuseppe
Ungaretti, Luigi Barzini
jr., Vitaliano Brancati, Emilio Cecchi,
Riccardo Bacchelli, Mario Praz.
Leo
Longanesi si trasferì poi a Roma. Era consapevole della forza,
anche polemica, di una immagine. In questa ottica impaginò il rotocalco quindicinale Cinema,
diretto da Vittorio Mussolini, al quale collaborarono
Giacomo Debenedetti e Carlo Lizzani.
A Roma Longanesi lavorava anche come grafico e arredatore
e scriveva sceneggiature (Batticuore
di Camerini e Fra Diavolo). Tramite
Cardarelli divenne amico del pittore Spadini e ne sposò la
figlia Maria.
Nel 1937 fondò Omnibus, rotocalco settimanale di
attualità politico-letteraria, dotato di scarso spirito conformista
e presto caduto in sospetto e quindi sospeso, per le aperture verso realtà
di paesi esteri come Francia, Inghilterra e America. Su Omnibus
Arrigo Benedetti era il critico letterario. Vi collaborarono Alberto Savinio,
Pannunzio, Pier Antonio Quarantotto-Gambini,
Alberto Moravia,
Elio Vittorini, Aldo Palazzeschi.
Longanesi collaborò anche ad Index,
che era lappendice alle Cronache di attualità
edite dalla Casa dArte Bragaglia e conteneva
novità librarie e note su riviste italiane e straniere. Nella rubrica Misteri
della cabala Leo Longanesi si esprimeva con
disegni satirici, profili, schizzi e brevi annunci _ qualche
volta atroci _ su noti personaggi. In questo cartoccio
di bruscolini per intellettuali
_ come chiamava la sua rubrica _ caddero le caricature di De Chirico, di Giovanni
Papini, del severo e anziano Ferdinando Martini, di Piero
Gobetti, di Malaparte, di Borgese, dello scrittore pugliese Michele Saponaro, di Italo
Svevo. Battute
salaci ebbero Guido da Verona, Achille Campanile e il giornalista e drammaturgo
Marco Praga.

Dopo
l8 settembre 1943 Longanesi si rifugiò a Napoli,
insieme a Mario Soldati. Dopo la Liberazione, a Milano, finanziato
dallindustriale Giovanni Monti, fondò la casa editrice Longanesi
che pubblicò Giuseppe Berto, Tempo di
uccidere di Ennio Flaiano,
Amori dOriente di Giovanni
Comisso, A cena col
commendatore di Soldati e opere di Giuseppe Prezzolini,
Giovanni Spadolini e Indro Montanelli.
Come paragrafi di un giornale, intimo ma risentito e polemico, Longanesi diede alle stampe alcuni
suoi libri: Parliamo dellelefante,
In piedi e seduti, Il destino à cambiato cavallo, Un
morto fra noi, Ci salveranno le
vecchie zie e il romanzo Una vita.
Il
bollettino delle novità editoriali della sua casa editrice, uscito dal 1945
al 1950, si chiamava Il Libraio. Vi scrissero anche Elsa
Morante e Maccari.

Leo
Longanesi è morto al suo tavolo di lavoro, il 27 settembre
1957.
(A cura di Fausta Samaritani
14 gennaio 2002
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