Rocco Carabba, editore

(1854-1924)

 

 

Artigiano parsimonioso e dotato di buon senso, il giovane tipografo Rocco Carabba, che a Lanciano era un operaio apprendista presso la tipografia di Domenico Masciangelo, con un torchio e una stampatrice azionata a mano, acquistati grazie ad un prestito di 400 lire, nel 1877 si mise in proprio. A novembre 1880 stampò la seconda edizione di Primo vere, «riveduta con penna e fuoco» da Gabriele d’Annunzio e garantita, da parte di d’Annunzio padre, dall’acquisto di 500 copie, per complessive 500 lire. Nello stesso anno iniziò a pubblicare il Vocabolario dell’uso abruzzese del medico Gennaro Finamore. Rocco Carabba all’epoca aveva ventisei anni _ era nato a Lanciano il 7 ottobre 1854 _ e da sette anni era sposato con Maria Cardone, da cui ebbe sei figli. Con il marchio RC e il motto fidentia fruemur, stampò opere di tradizione locale (Novelle popolari e i Canti popolari abruzzesi), quindi scritti del latinista Cesare De Titta. La cultura positivista stimolava studi di linguistica e di antropologia e in genere la pubblicistica regionale; mentre l’Unità d’Italia accelerava i processi industriali, anche nel Mezzogiorno. Per i tipi Carabba uscirono Storia dei Marsi di Luigi Colantoni e Storia Popolare della città dell’Aquila di Matilda Oddo Bonafede.

 

Rocco Carabba conobbe a Napoli Salvatore Di Giacomo che gli affidò l’edizione di sue novelle (L’ignoto) e del suo Teatro e gli propose la collana “I santi nell’arte e nella vita”, cui collaborarono Matilde Serao (San Gennaro nella leggenda e nella vita), Ferdinando Russo e Edoardo Scarfoglio, che presso Carabba aveva già pubblicato la raccolta di versi Papaveri. Nel 1907 arrivò a Lanciano Luigi Pirandello, nella veste di presidente della Commissione di maturità al Liceo Classico. L’anno dopo, per i tipi di Carabba, uscì il celebre trattato L’umorismo di Pirandello, edito in 500 copie. Poi i rapporti tra l’editore di Lanciano e lo scrittore siciliano si guastarono: Pirandello aveva promesso a Carabba dodici novelle inedite, per le quali aveva avuto un anticipo di 400 lire; ne inviò invece alcune già apparse su giornali o riviste, tra cui La giara. Le inadempienze portarono ad un processo e il Pretore di Lanciano condannò Pirandello ad una multa di 41 lire. 

L’orizzonte di Carabba si allargò all’editoria scolastica: stampò sillabari, libri di letture, antologie. Le Grammatiche di De Titta furono riproposte dalla casa editrice da lui fondata, in oltre cinquanta edizioni; fu una sua idea felice anche la scelta di stampare testi di aritmetica, di computisteria, di storia e geografia, di scienze, di letteratura classica latina.

 

Nel 1907 suo figlio Gino, laureando in giurisprudenza, entrò a Firenze in contatto con Giovanni Papini, giovane e irrequieto, attratto dalle avanguardie e vagheggiante un cosmopolitismo culturale. Due anni dopo Carabba inaugurava la collana “Cultura dell’anima”, diretta da Papini, che doveva comprendere opere rare, o dimenticate, o nuovissime e discusse. Al formato omogeneo corrispondeva una omogeneità nella qualità dei titoli. Dal 1909 al 1938 (cioè, molti anni dopo la morte di Rocco Carabba) uscirono 163 eleganti volumi, in sedicesimo, la copertina decorata con una corona classicheggiante, disegnata da Ardengo Soffici. Tradotto e commentato da Giovanni Vailati, esponente del pragmatismo, la collana fu inaugurata con Il primo libro della Metafisica di Aristotele. Entrarono nella stessa serie testi di Galilei (Pensieri), Kierkegaard (In vino veritas), Calvino (La religione individuale), Pitagora (Versi aurei), Sorel (La religione d’oggi), De Unamuno (Commento al “Don Chisciotte”), Bergson (La filosofia dell’intuizione), Spinoza (Tractatus politicus), Pascal (Pensieri), e inoltre Foscolo, Shelley, Machiavelli, Sorel, Fichte, Vico, Rosmini, Leopardi, Seneca, Heine, Tommaseo, Giordano Bruno, Platone, Plotino, Gioberti; e poi, quasi una litania di santi: S. Bonaventura, Sant’Anselmo, S. Tommaso, Sant’Ignazio, S. Gerolamo, S. Bernardo. C’erano libri di morale buddista e di filosofia ebraica, scritti mistici e testi esoterici. Curatori erano lo stesso Papini, Giuseppe Prezzolini, Soffici, Giovanni Amendola, Mario Praz, Natalino Sapegno, Piero Gobetti, Giuseppe Flores D’Arcais e altri giovani e promettenti studiosi, tutti in qualche modo legati alla esperienza del «Leonardo», quindi di altri periodici culturali fiorentini, come «Hermes» e «Il Regno», più tardi a «La Voce» e «Lacerba». I testi della collana “Cultura dell’anima”, distribuiti al prezzo popolare di una lira, nutrivano l’avidità culturale di una generazione, moderna curiosa polemica, che credeva nella rinascita spirituale, nelle potenzialità creative dell’uomo e si apriva agli stimoli di tutte le scuole di pensiero, anche a quelle più lontane dalla cultura occidentale. La casa editrice Carabba saziava, e forse preveniva, l’ansia di sapere di questo gruppo disomogeneo di giovani intellettuali, inquieti e disordinati, che avevano reso Firenze la città culturalmente più vivace d’Italia. Ai suoi autori Carabba chiedeva testi inediti e, se possibile, ne acquistava i diritti: quelle 100 lire, per una sola novella, dovevano sembrare una manna!

 

Dal 1910 Papini diresse anche la collana “Scrittori nostri”, in cui entrarono le Lettere di Michelangelo e Saggi sul Petrarca di Foscolo. Era una panoramica su opere poco note della letteratura italiana, come le tragedie Spartaco e I Capuani di Ippolito Nievo, Il trattato della pittura di Leon Battista Alberti, le Poesie di Tommaso Campanella, I dialoghi amorosi di Tasso, La Sibilla di Grazzini detto il Lasca. Straordinario era l’elenco dei curatori, tutti giovani e attivi nei dibattiti culturali del tempo: Emilio Cecchi, Scipio Slataper, Ettore Allodoli, Vincenzo Errante, Massimo Bontempelli e, ancora, Prezzolini e tanti altri. Il sodalizio Papini-Carabba si interruppe bruscamente nel 1920, quando l’editore ristampò Polemiche religiose, un libro che Papini, convertitosi al cristianesimo, aveva sconfessato.

Rocco Carabba affidò la direzione della collana “L’Italia negli scrittori stranieri” a Giovanni Rabizzani che la inaugurò nel 1911 con il Viaggio in Italia di Chateaubriand e chiamò a collaborare, come curatori, Goffredo Bellonci e Guido Manacorda. Per la collana “Classici antichi e moderni” (dal 1912) Carabba scelse la direzione di Giuseppe Antonio Borgese e i per i “Classici del fanciullo” (dal 1919) quella di Eva Kuhn Amendola, moglie di Giovanni, che fece tradurre appositamente fiabe rumene, tedesche, francesi, russe, tartare, spagnole, inglesi, sfondando le frontiere per accogliere la letteratura per l’infanzia. I volumi di fiabe, rilegati in tela e con dieci illustrazioni, si vendevano a 7 lire. Nel 1909 uscirono tre libri di Emilio Salgari: Le grandi pesche dei mari australi, Avventure illustrate e Un naufragio in Florida. Carabba stampò anche Piccole donne e Piccoli uomini di Luisa Alcott, nella traduzione di Ciro e di Michelina Trabalza. Luigi Capuana diede alla collana Cara infanzia, racconti per fanciulli (1908).

 

Rocco Carabba inaugurava nel 1912 un nuovo stabilimento che dava lavoro a 350 operai. Asse portante della sua economia aziendale restava il libro scolastico, dalle elementari all’università. La strategia editoriale finanziava le collane culturali che non avrebbero altrimenti trovato sostegni finanziari. I libri che uscivano dallo stabilimento di Carabba erano leggeri e maneggevoli, con la copertina gradevolmente decorata con fregi colorati. Le sue collane segnarono una rinascita culturale che partiva dal Meridione e faceva perno su una cittadina, Lanciano, che nel Medioevo era stata importante mercato, e su una classe operaia e artigianale attiva e ben organizzata, entro un moderno stabilimento.

Rocco Carabba morì improvvisamente il 26 gennaio 1924 e suo figlio Giuseppe assunse la direzione dell’azienda, ampliando il ventaglio delle proposte editoriali. Uscì La bella vita di Alberto Moravia, Scrittori nuovi di Enrico Falqui e di Elio Vittorini, Scrittori inglesi e americani di Emilio Cecchi, La morte la carne e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz.

La nuova collana “Novellieri italiani e moderni” (dal 1930) accolse autori come Enrico Falqui, Corrado Alvaro, Enrico Emanuelli, Elio Vittorini. In “Romanzi del nostro tempo” trovarono spazio Pietro Solari con Cuore in gola, Bruno Barilli con Il paese del melodramma, Vincenzo Cardarelli con Prologhi viaggi e favole. Fuori collana apparvero l’edizione definitiva di Ossi di seppia di Montale (1931), con introduzione di Gargiulo, e i cinque volumi di Scritti vari di Giovanni Gentile.

Nel 1933 Giuseppe Carabba cominciò a disinteressarsi dell’azienda di famiglia e ne seguì uno sconquasso finanziario, per imprudenti scelte gestionali della nuova direzione. Il tracollo arrivò negli anni della guerra: prima il bombardamento e l’incendio, poi l’occupazione della fabbrica da parte degli inglesi e delle truppe indiane, infine i saccheggi portarono alla perdita di circa seicentomila volumi custoditi nei magazzini, alla distruzione di gran parte dei macchinari e di tutto l’archivio. Il 2 maggio 1950 si giunse alla dichiarazione di fallimento. Tutto fu venduto: linotype, caratteri, libri residui, piombo, cartoni, marchio e ragione sociale. Molti anni dopo il marchio fu riacquistato e riportato a Lanciano da Domenico Barbati e da Emiliano Giancristofaro che iniziarono con la riedizione di alcuni libri della “Collana dell’anima” e proposero un catalogo di nuovi titoli. La casa editrice è stata rifondata nel 1996 e anche in questa nuova stagione si muove nel solco tracciato dal fondatore: monografie su storia, arte, tradizioni, letteratura dell’Abruzzo, quindi la salvaguardia di un patrimonio locale; ma anche attenzione ad altre risorse culturali che, in questo nostro tempo scompaginato, in cui sembra dominante l’effimero e perduto il gusto della riflessione e della lettura, possono venire da ambiti molto lontani.

(a cura di Fausta Samaritani)

 

Bibliografia

Emiliano Giancristofaro, L’Editrice Carabba e la sua eredità culturale, in Alfredo Sabella, Guido Serafini, Emiliano Giancristofaro, Economia e Società a Lanciano tra Ottocento e Novecento, Lanciano, Rocco Carabba, 1996, pp. 55-103.

Lia Giancristofaro, Rocco Carabba. Una vita per l’editoria, Lanciano, Rocco Carabba, 2004.

Gabriele d'Annunzio nelle edizioni Rocco Carabba

2 maggio 2005

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